Possiamo trasformare tutto. Abbiamo una sfera invisibile, fra le mani: accarezziamola.
La Sfera Invisibile: un amuleto per trasformare problemi in soluzioni
“Spoiler: questa è una storia che finisce bene.
Una piccola storia lunga un’estate che, mentre settembre incalza, spero possa diventare per voi un amuleto contro tutto quello che preme, affanna, ruba spazio. Perché mi sto convincendo che l’unico modo per resistere a questi spaventosi tempi è proprio trasformare, noi che non viviamo dove potremmo venire uccisi da un momento all’altro e possiamo, i problemi in una soluzione, i buchi che minano le nostre giornate in dei passaggi segreti.
Imparare, per esempio, da La Sfera Invisibile, un’associazione culturale e sportiva nata a Bologna, grazie a Francesco Ferrante, maestro di Kung Fu, teatro e meditazione, alla disponibilità allo stupore di Chiara Fronticelli e all’ossessione per ciò che ci rende umani di Jona. Ma andiamo per gradi.
La piccola storia lunga un’estate, infatti, comincia a fine maggio, quando mia figlia, anni otto, comincia a sbadigliare invece di sorridere, a rispondere solo: non mi va. Evidentemente rincretinita dal dominio dello psicologismo, apro inchieste parlamentari con i miei genitori e gli amici-zii: forse la vizio troppo? E’ colpa del nuovo quartiere? Sto crescendo in seno la serpe di una passiva aggressiva? Sintetizzo: si trattava di mononucleosi. Una forma per niente passiva ma molto aggressiva per cui l’unico rimedio era il riposo, un riposo assoluto, perché la milza e il fegato si erano gonfiati parecchio, e Vita era lei, ma senza più lei a muoverla, da dentro, riuscivamo solo a guardare Una mamma per amica passando dal letto al divano. Nel frattempo, la scuola era finita e la aspettava il centro estivo con i compagni di classe, un’avventura a Ventotene con le sue migliori amiche, la Grecia con me. Naturalmente, non avrebbe potuto fare niente. Ho fatto stampare due magliette con il logo Mononucleosi Summer Camp, e abbiamo provato ad arredare il tunnel, fra giochi, rigorosamente da ferme, chiacchiere e molta Tea Stilton. Poi ci siamo spostate, sonnacchiosamente, su una spiaggia, Vita giorno dopo giorno ha ripreso piglio, e abbiamo raggiunto i miei genitori fra le loro montagne. Dove, il primo giorno, al primo accenno di una camminata, Vita per raccogliere more è scivolata di faccia su un ghiaione e mi è venuta incontro come la Carrie di Brian De Palma- il mento, il naso, la fronte, tutto era un taglio, un graffio. Capirete che ero piuttosto sconfortata. La prima notte, quando si è addormentata, ho scritto ai miei amici-zii se avessero una nonna, una prozia capace di togliere il malocchio. La seconda notte, ho immaginato un posto. Dove, una volta che le ferite sarebbero diventate cicatrici, con la dovuta crema solare protezione cento, avrei potuto portarla, per recuperare fiducia nei ghiaioni, nelle estati, nella milza, in sé.
E La Sfera Invisibile mi è venuta incontro seguendo uno dei loro credo fondamentali: per magia. Perché questi meravigliosi pazzi, oltre ai corsi e ai percorsi che inventano durante l’anno, alla fine dell’estate organizzano un campo ispirato a Harry Potter in un agriturismo che affonda fra i colli bolognesi, Ca’ del Buco. Però non ci avrei potuto accompagnare Vita: l’avrei dovuto lasciarla per una settimana. Dopo tre mesi allacciate fra letti e divani di otto anni passati comunque in simbiosi-lei e io, io e lei. La mattina dopo ho telefonato a Francesco, non ricordo bene cosa mi ha detto, ma ricordo il come. Sembrava tutto facile, per lui -e felice.
Come è stato per Vita e per i suoi compagni di avventura, dal primo al sette settembre. Lo spazio a mia disposizione in questa rubrica mi impedisce di soffermarmi su quanto il primo distacco da un figlio sia pesante una madre, e su quanto bisogna stare attenti a non proiettare paure e smarrimenti sul figlio- ci tornerò. Ma l’amuleto che voglio consegnarvi è una sfera invisibile: la possibilità di un posto che se, nonostante lo sconforto, immaginiamo, ci verrà incontro, per permetterci di trovare quello di cui abbiamo bisogno. Vita ha trovato nuovi amici, ha imparato a riconoscere le stelle, a fare dieci minuti di meditazione prima di dormire e appena sveglia, a rifarsi il letto, a “parlare anche con quelli della mia età delle cose segrete” di cui era abituata a parlare solo con me. Ha preparato la pizza, ha mangiato mashmallows attorno a un falò. Ha vissuto per sette giorni senza Youtube, i bambini più grandi hanno vissuto senza Instagram, WhatsApp, TikTok. Ma assieme a un gruppo di adulti illuminati che ininterrottamente gli presentavano un mondo dove succedono cose molto più interessanti di quelle che (non) succedono su un social.
La piccola storia della nostra lunga estate, così, finisce con Vita cresciuta, fiera, accesa. Fiduciosa che possiamo non subire niente, nemmeno una brutta mononucleosi, una caduta pericolosa.
Possiamo trasformare tutto. Abbiamo una sfera invisibile, fra le mani: accarezziamola.
Buon settembre a tutti.”
Chiara Gamberale




